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SI SALVI CHI PUO“..... A NOI POVERI ITALIANI, CHI CI SALVA??
18-05-2011 15:06 - ECONOMIA E SOCIETA“
I NUMERI DELLA CRISI SONO IMPRESSIONANTI PER LA REGIONE DEL MEDITERRANEO
La Grecia sull´orlo del crack
L´economia greca è allo sbando sotto l´incalzare delle agenzie di rating, che non perdono occasione per colpire il paese economicamente più debole dell´area mediterranea.
La Grecia paga gli errori commessi dai governi di Nea Democratia e del Pasok, che, pur di entrare nel 2001 nel Club dell´euro, hanno falsificato bilanci e PIL.
(UN PO´ COME IL GOVERNO ITALIANO, CHE PER ENTRARE IN EUROPA, HA DISSANGUATO GL´ITALIANI ATTRAVERSO IL "TFR" ED ALTRI BALZELLI.. GRAZIE A ROMANO E AI SUOI AMICI COMUNISTI!).
Con la Grecia, che non aveva nessuno dei parametri di Maastricht per entrare nell´Eurogruppo, paga l´Unione europea ed in primis la moneta unica, oltre al sistema bancario europeo.
(MENTRE PER L´ITALIA PAGANO I COMMERCIANTI FESSI E I DIPENDENTI DELLE IMPRESE PRIVATE, MA MAI LORO).
La situazione finanziaria ellenica oggi è molto più grave del 2009-2010, che ho preso in esame nel mio libro "Se Atene piange" (edizione 2010, Nuova Editrice Mondoperaio).
La Grecia continua a versare lacrime amare e con essa il suo popolo, spremuto come un limone dei suoi giardini, che si illude di poter risolvere il problema della miseria incombente, ricorrendo allo sciopero generale, che ormai è un´arma spuntata che lascia il tempo che trova.
I numeri della crisi della piccola Grecia sono impressionanti: il debito è arrivato a quota 325 miliardi di euro, una cifra pari al 150% del Pil; nel 2010 Ue, Bce e Fmi hanno erogato aiuti per 110 miliardi di euro, tassi alle stelle con i bond a due anni che hanno toccato il 25%, per cui tra restituzione di prestiti e tassi di interesse il paese è diventato un pozzo senza fondo, una immensa voragine.
In questo drammatico contesto si inserisce il taglio di due punti del rating greco da parte di Standard e Poor´s, facendolo scendere al livello più basso in Europa.
L´agenzia di rating, che da anni martella la Grecia, ha diffuso una nota, con cui dà il colpo di grazia a questo paese, che senza mezzi termini afferma: "Riteniamo necessario un allungamento delle scadenze del debito, e non escludiamo che in un secondo tempo si chieda ai creditori di rinunciare fino al 50% del loro credito".
Sulla stessa scia di Standard e Poor´s stanno muovendosi le agenzie di rating Moody´s e Fitch, che getteranno altra benzina sul fuoco.
L´Europa non sta certamente a guardare, perché sta preparando una soluzione per questa nuova crisi greca che verrà discussa nella prossima settimana dall´Eurogruppo convocato dal suo presidente Jean Claude Juncker, per il quale "è necessario un aggiustamento del piano", con un nuovo pacchetto di interventi che si aggira sui 70 miliardi di euro.
Nessuno nasconde il nuovo disastro ellenico con l´euro e l´economia che vacillano, visto che la Bce ha in portafoglio oltre 194 miliardi di obbligazioni greche, oltre ai miliardi prestati dagli Stati dell´Eurozona, ed a quelli delle banche francesi per 60 miliardi e delle banche tedesche per 50.
Non è solo la Grecia che soffre, ma anche il Portogallo, per il quale si sta predisponendo un piano di aiuti di 78 miliardi di euro.
E non è finita qui, perché a breve sarà la Spagna a chiedere aiuto, nonostante gli sforzi che questo paese sta compiendo per salvarsi con le sue forze.
Il Fondo Monetario Internazionale nel suo rapporto semestrale sull´economia europea ha rilevato che: "Risposte politiche decise hanno finora fatto diga con successo all´onda del debito sovrano e alle difficoltà del settore finanziario nei Paesi periferici della zona euro, ma resta il rischio di un contagio per l´area dell´euro e per l´Europa dell´Est".
In particolare, i sistemi bancari fragili restano una minaccia per la salute finanziaria dei governi dell´eurozona, a cui va aggiunto il problema che le banche hanno in pancia titoli di Stato dell´eurozona il cui valore in alcuni casi è diminuito (basti pensare al decennale bond greco il cui prezzo è al 55% del valore nominale).
"Il circolo vizioso della tenuta dei bilanci pubblici e di quelli bancari si sta rivelando difficile da spezzare", dice l´Fmi, mentre "ci sono preoccupazioni che i problemi del settore finanziario si possano estendere oltre la periferia della zona euro".
Ciò che preoccupa l´Fmi è la massa di debito in scadenza, che deve essere rinnovato nell´area.
L´Fmi ha detto che le obbligazioni in scadenza nel 2011 nei paesi periferici sia per i bond pubblici sia del settore bancario sono pari al 10% del Pil rispettivamente della Grecia, del Portogallo e della Spagna, circa il doppio di quanto ammontavano nel 2007. Troppo per non creare allarmi e tensioni.
"Più in generale, le pressioni della crisi nei paesi ad alto deficit hanno costretto i Governi ad assumere ulteriori rischi sul mercato dei capitali, spostandosi sul breve termine e a contare di più sui private syndication".
Che fare, dunque? La risposta sta in una maggiore integrazione finanziaria, in "fusioni ed acquisizioni bancarie cross-border, tra Paesi", che aiuterebbe a prevenire le crisi bancarie future.
Secondo il Fondo la necessaria riduzione del numero di banche della zona euro sta procedendo troppo lentamente: "Il consolidamento sta avvenendo con cautela e se non del tutto, spesso solo all´interno dei confini nazionali".
La crescita economica naturalmente è la sola e vera risposta ai problemi di questi Paesi in crisi (ma quest´anno Grecia e Portogallo andranno ancora in recessione) e quindi la Bce di Jean - Claude Trichet non dovrebbe aumentare i propri tassi di interesse troppo rapidamente, visto che l´eurozona può permettersi una politica monetaria relativamente accomodante.
Ma l´inflazione resta in agguato.
La cancelliera tedesca Angela Merkel, in una lunga conferenza stampa, ha fornito la sua idea dell´Europa e dell´euro, sostenendo che Berlino farà la sua parte per salvare la Grecia, sempre che il governo di Atene faccia la sua parte con un programma di lacrime e sangue, propedeutico all´ottenimento del prestito da 70 miliardi di euro, prestito che al momento non risulta richiesto.
Dopo la Grecia e l´Irlanda, con il Portogallo in attesa di aiuti, si torna al paese dal quale tutto era cominciato, segno, come sostiene la cancelliera di ferro, che la strada del risanamento dei conti pubblici è lunga e irta di ostacoli, anche in altri paesi membri dei quali per ora non si parla, Spagna e Italia, tanto per citarne due.
La crisi del debito non è dunque destinata a risolversi in fretta e questo avrà conseguenze su una parte dei paesi dell´eurogruppo, anche perché gli aiuti richiedono l´unanimità dei paesi membri, unanimità tutt´altro che scontata e che fa apparire l´approvazione della Commissione europea degli aiuti al Portogallo poco più che una buona intenzione.
Al cospetto della situazione finanziaria di paesi, come la Grecia, l´Irlanda, il Portogallo e la Spagna, ormai al collasso o quasi, ritorna ad essere di piena attualità l´Unione politica dell´Europa con una nuova governance del debito pubblico e dei bilanci in deficit, che condizionano lo stesso mercato interno e possono portare al declino dell´Unione europea.
L´Europa deve recuperare lo slancio dei tempi migliori e rilanciare con forza il suo ruolo di federazione di Stati sullo scenario internazionale.