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RISCHIO EFFETTO DOMINO SU TUTTI I PAESI DEBOLI DELLŽEUROPA MEDITERRANEA

08-12-2010 20:41 - ECONOMIA E SOCIETAŽ
I mercati finanziaria sfidano l´UE
di fiorenzo grollino
Nel turbilloun di dati e notizie provenienti dalle borse e dalle cancellerie dei paesi di Eurolandia sembrerebbe che i mercati siano saliti in cattedra ed in posizione di sfida nei confronti dell´UE e delle misure adottate dal Consiglio Europeo per rafforzare il Fondo permanente anti-crisi o il Patto di stabilità, introducendo, sempre su insistente richiesta della Germania, il settore privato, non più in modo indiscriminato, ma valutando caso per caso.
I mercati finanziari non hanno gradito neppure questa formulazione e ancora una volta sono andati all´attacco, infliggendo pesanti perdite alle borse di mezza Europa ed indebolendo la moneta unica. Le decisioni dei governi, infatti, non hanno prodotto gli effetti sperati sui mercati. Cosicché l´Europa continua a trovarsi in una situazione critica, e chissà per quanto tempo ancora!
Con le borse che perdono, l´euro in calo, il rischio di contagio irlandese su Portogallo e Spagna, senza escludere l´Italia, contagio sempre più palpabile e vicino: segno che i paesi dell´Eurozona non hanno ancora imboccato la strada giusta, come dice Mario Monti nell´articolo di fondo del 2 dicembre sul Corriere della Sera; come dire che, se non si corre ai ripari in tempi brevi, l´effetto domino colpirà tutti i paesi deboli dell´Europa mediterranea.
La BCE è in affanno, costretta a rimediare allo stato di crisi, ormai permanente, con interventi a sostegno dei titoli di Stato, mentre gli Usa dichiarano di essere pronti a sostenere il fondo UE, perché hanno interesse ad un euro stabile per non essere anch´essi coinvolti nella bufera scatenata dai mercati.
Alla lunga la conseguenza è, come dice Mario Monti, la subordinazione della politica monetaria alla politica di bilancio, con il pericolo dell´inflazione: due mali di cui l´Unione monetaria pensava di essersi liberata. Se si vuole realmente contrastare l´effetto domino, è urgente che l´UE riprenda l´iniziativa, perché essa ha a disposizione uno strumento attivabile in tempi brevi, l´emissione di eurobonds mediante l´Agenzia Europea per il Debito, con due grossi vantaggi: superare la crisi dell´euro e nel contempo sviluppare l´integrazione finanziaria.
Questa idea di emettere eurobonds per finanziare investimenti di interesse europeo non è nuova, perché, dopo Maastricht, gli stati hanno avuto difficoltà a finanziare le reti di grandi infrastrutture, essendo minimali gli aiuti della Commissione europea. Il primo a spingere su questa strada, ma senza successo, è stato Jacques Delors, che guidò per due decenni negli anni Ottanta la Commissione europea; l´idea fu ripresa in diverse occasioni per essere rilanciata con forza dal ministro Giulio Tremonti.

L´emissione di eurobonds in questo difficile momento sarebbe di grande utilità, ma sembra non essere di gradimento della potente Germania, per cui questo strumento non viene attuato, anche se servirebbe per mettere in comune una parte della gestione del debito pubblico dei diversi stati membri.
Così, senza l´attivazione di questo strumento finanziario, i responsabili dell´Unione monetaria stanno accelerando l´apertura del cantiere del futuro "Meccanismo europeo di stabilità", mentre gli stati sono divisi sull´aiuto da dare al Portogallo e alla Spagna.
Non è solo questo che preoccupa, ma è la stessa tenuta dell´euro, perché i mercati finanziari giocano una partita dura, che potrebbe far saltare la stessa moneta unica sotto i colpi della "speculazione". Certo è che, dopo il caso Irlanda ed il contagio che ha lambito Portogallo e Spagna, anche l´Italia è allertata a causa dell´alto debito pubblico a quota 118%, ora al penultimo posto nell´UE, avendo la Grecia con il suo 130% strappato questo primato al nostro Paese, e della sua dipendenza dal finanziamento estero.
Inoltre, la gravità della crisi politica non facilita il compito di chi governa l´economia del Paese. E non è tutto, perché nei prossimi mesi l´Italia ha titoli pubblici da rifinanziare per un ammontare che supera i 400 miliardi di euro, per non parlare dei 300 miliardi che vengono a scadere nei prossimi due anni.
Certo è che la crisi politica italiana cade nel bel mezzo di una tempesta finanziaria a livello europeo che sta rompendo ogni argine di contenimento. L´Italia ha necessità di ritornare competitiva sui mercati, deve seguire l´esempio della Germania, come ha suggerito Mario Draghi, governatore della Banca d´Italia, ma per far questo deve abbassare i costi interni, come dice il Nobel per l´economia Paul Krugman, deve avere la forza di tagliare e affrontare una "svalutazione interna".
Questo è possibile solo con il sostegno del mondo industriale e delle forze sindacali. Con quel macigno di debito pubblico anche la situazione italiana, detto o non detto dal ministro Tremonti, resta "indecifrabile" per cui dobbiamo augurarci che la politica rinsavisca nell´interesse del Paese.


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Fonte: master

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