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Lettera di Michele Maddalena al Sindaco di Formia

20-10-2011 17:08 - ECONOMIA E SOCIETA´
"Meglio l´Appia, che l´oppio"

Egregio sen. Michele FORTE Sindaco di Formia e, p.c.ORGANI DI STAMPA

Il sindaco, pro tempore, di Gaeta, sig. Antonio Raimondi, non ritenedoti al suo livello, ti ha fatto scrivere dal suo vice, per chiedere il tuo beneplacito sull´inserimento del toponimo "Gaeta" sulla tabella ferroviaria della stazione di Formia.
Cito testualmente, come riportato da "Latina Oggi" del 20 settembre 2011: "Tale richiesta è stata inviata in data 25 luglio dal mio vicesindaco, Salvatore Di Ciaccio al tuo assessore al Turismo Vittorio Pecorini.
Nonostante ciò a tutt´oggi non abbiamo ricevuto alcuna risposta ufficiale anche se abbiamo avuto modo di leggere una sorta di polemica campanilistica che ha sminuito di fatto il valore essenziale di quanto da noi veniva richiesto e proposto."
Segue una nutrita vetrina di benemerenze gaetane - base nato, in primis, ancora a Gaeta solo per il sig. Raimondi.
Non c´è più! Manca solo il vescovo, ex di Formia - ed elenca i tanti vantaggi (per chi?) derivanti dall´inserimento del toponimo "Gaeta" sulla tabella della stazione di Formia. Infine si appella alla tua saggezza e alla tua lungimiranza, definendo l´operazione "Un gesto di grande levatura amministrativa e di ampio spessore civico ed umano, laddove ormai la globalizzazione e la glocalizzazione rendono i territori e quindi le comunità sempre più vicine e disposte al dialogo e alla collaborazione reciproca per il bene del popolo."
Ma che belle parole! Confesso di sentirmi commosso e, al contempo, incavolato col mio Sindaco, reo di non sciogliersi in lagrime davanti a tale sirena del golfo.
Egregio sig. Sindaco di Formia, consentimi, innanzitutto di confessare la mia abissale ignoranza e chiedere al sig.
Raimondi - augurandomi che sia soltanto un errore di trascrizione - cosa vuol dire glocalizzazione. In attesa che arrivi la risposta, consentimi di ricordare, al predetto signore (spero non me ne voglia se lo chiamo solo signore), alcune cosette di poco conto.

1° - La stazione di Formia esiste dal 1856, quando vi arrivò il tronco ferroviario che doveva unire Sparanise a Gaeta.
Certo, allora fu chiamata stazione di Mola e Castellone, ma, dopo appena sei anni, e sino ai giorni nostri, prese l´attuale denominazione. Unico riferimento a Gaeta: all´arrivo dei treni in stazione, invariabilmente i "controllori" gridavano: "Formia, stazione di Formia, per Gaeta si cambia."
Questo fino agli inizi degli anni sessanta.

2° - A Gaeta la stazione ferroviaria arrivo nel 1897 e ebbe la denominazione di stazione di Gaeta - Elena.
Sin dalla nascita, lo scalo si rivelò poco remunerativo - anzi, fallimentare - per le FF.S. che, a più riprese, cercarono di sopprimerlo. Operazione sempre fallita, per le potenti "maniglie" possedute da Gaeta.
Gaeta, non il Borgo che, per affrancarsi da Gaeta, autentica sanguisuga di tutto il circondario, si scelsero il nome di "Elena", in ossequio alla sposina montenegrina del principe ereditario.

3° - Nel 1946, complice anche la tremenda recessione economica derivata dalla guerra, le FF.S. decisero di sopprimere lo scalo di Gaeta che, nel frattempo, per la soppressione del Comune di Elena e il suo accorpamento a Gaeta, sulla tabella ferroviaria compariva col suo solo toponimo.
Sempre le potenti "maniglie gaetane" impedirono l´operazione. Però le FF.S. trovarono lo stratagemma capace di far chiudere l´asfittico scalo ferroviario: sopprimere lo scalo gaetano ed accorparne il nome sulle tabelle dello scalo di Formia. La soluzione, vero uovo di Colombo, era ottima ed anche il gaetano ne convenne, però... pretese che il toponimo "Gaeta" fosse scritto prima di quello formiano. Sfortunatamente, per Gaeta, si trovò un fiero oppositore nel mitico Pasquale Gallinaro che, da buon borghigiano, memore dell´insulto che i gaetani avevano portato ai suoi concittadini di Elena proprio in quell´anno, sparò a raffica contro tale soluzione. Non se ne fece più nulla.
Lo scalo gaetano fu soppresso, definitivamente, nei primi degli anni sessanta.
(N.diA.) - Nel 1946, i cittadini di Gaeta fecero una petizione al Capo dello Stato, Enrico De Nicola. Misero un tavolino, con sopra un libro bianco, sotto gli archi della Gran Guardia.
Ogni cittadino apponeva la sua firma sotto un messaggio che, sintetizzato, diceva (parola più, parola meno): "Egregio Enrico, noi cittadini di Gaeta, nobili, figli di nobili, di storica schiatta che ci qualifica anche figli di Troia, non avendo gradito l´accorpamento dell´ex Comune di Elena, ex Borgo Portosalvo, e dei suoi cittadini, per lo più zappatori e pescatori, fatto dall´esecrato passato regime, chiediamo a te di scorporare da noi l´ex Borgo da Gaeta. Il nostro alto lignaggio mal sopporta tale promiscuità.
Si fa d´uopo, quindi, che tale genia di sottosviluppati sia scorporata da Gaeta".
Le firme furono tantissime, la petizione fu presentata, ma, per le disastrate condizioni economiche della Nazione, non trovò accoglienza.

4° - Pochi anni addietro, per iniziativa di tal Vincenzo Zottola, furono stanziati - e regolarmente spesi - ben 25 milioni di euri per il ripristino del tratto ferroviario Formia-Gaeta. Di chi sono quei soldi? Se sono del sig. Zottola, nulla da eccepire.
Ma se sono, come temo, soldi pubblici, qualcuno deve risponderne. Non vorrei sbagliare, ma il sig.
Raimondi impostò la sua campagna elettorale anche sul ripristino dello scalo ferroviario.
Ripeto la domanda: Da dove provengono quei soldi sperperati? Pure le pietre sapevano che le FF.S. avevano dismesso anche la concessione della sede ferroviaria, tanto che, attualmente, è occupata da diversi palazzi.

5° - Nel 1928, quando il Comune di Elena fu soppresso ed accorpato a Gaeta, questa, per la prima volta nella sua storia, fu toccata dall´Appia, regina viarum.
Ergo, confinò con Formia.
Per quasi trent´anni rifiutarono di pagare, all´ANAS, la quota spettante per il mantenimento della strada. Ovviamente l´ANAS non demorse e, alla fine, pagarono anche gli interessi.

6° - La cosiddetta "V Repubblica Marinara" non ha mai posseduto un porto, ma ha sempre sfruttato le enormi potenzialità marittime della declassata Formia.
La prima pietra per la costruzione del porto (dove, attualmente, attraccano le petroliere e che, fregandosene del bene comune, vorrebbero trasportare a Conca, al confine con Vindicio, già ridotta un letamaio dagli scarichi degli allevamenti ittici) e dell´acquedotto - che, ovviamente, prelevava, e preleva l´acqua a Formia - fu posta dal presidente del Consiglio, Antonio Salandra, il 9 marzo 1915.

7° - Gaeta non s´è mai preoccupata dei danni ambientali provocati e che, puntualmente, si riversavano, e si riversano, sulla riviera formiana, posta all´estremo lembo settentrionale del golfo di Gaeta, sinus formianus fino al 1750.

8° - Gaeta, che si appresta a festeggiare la "nascita" - a Gaeta, ovviamente! Come tutte le cose di questo mondo - della Marina Militare, con l´adunata dei Marinai d´Italia.
Li accoglie con un bel manifesto di benvenuto. Peccato che il tricolore sia sottosopra.
A mio modesto avviso, però, devo dire che, per Gaeta, è un fatto normale. Basta guardare il manifesto della V Sagra del Levante, tenutasi in quel di Calegna verso la metà dello scorso agosto. Quinta, non prima.
A Gaeta, sedicente V Repubblica Marinara, ma senza porto, la bussola è al contrario. Per cui loro si ritengono a settentrione di Formia e, giustamente, Calegna, sempre baciata dal sole che sorge, è a levante, non a ponente, come è giusto che sia.
Però, mi sorge un dubbio: se la Marina Militare Italiana ha avuto il suo battesimo a Gaeta, la mattina del 19 gennaio 1861 di chi erano quelle navi che battevano bandiera Italiana? Se la Marina ha avuto il suo battesimo a Gaeta, perché Persano pose il suo comando nei locali della Torre di Mola? Proprio quel 19 gennaio 1861? È il caso di dire: "Misteri di Gaeta.".

Egregio Sindaco Forte, sono certo che tu non hai bisogno del mio consiglio, ma io risponderei al collega dirimpettaio, magari facendogli scrivere da qualcuno più importante di te.
Tu capisci benissimo... lui è un altolocato. Tanto che ti fa scrivere, non scrive.
Però ti chiama collega.
Giuro che ci capisco sempre meno. Comunque a te non manca giudizio e, visto che l´ultima decisione è la tua, io mi permetto di darti un consiglio disinteressato.
In sintesi, il nobile di Gaeta che cosa vuole? Il toponimo della Città sulla tabella della nostra stazione ferroviaria? E, sia! Concedilo! Che ti costa? Potrai sempre passare alla storia di aver... unificato le due Città.
Le grandi opere, quelle che passano alla storia, per intenderci, hanno sempre un piccolo inizio. Però... ecco l´anima mercantile formiana che affiora! Dove non c´è guadagno, c´è remissione completa, diceva il mio povero papà, ignorantissimo come una capra. Do, ut des, se non erro, non è un reato.
Il sig. Raimondi chiede, ma non dice quanto è disposto a pagare. Parla solo di "gesto di grande levatura", "di senso di apertura e di disponibilità della città più grande del comprensorio nei riguardi della città storicamente più importante dello stesso comprensorio".
Egregio Sindaco Forte, quella "città storicamente più importante", per DIECI secoli ha dominato questo comprensorio, non permettendo a nessuno di esprimere le sue potenzialità produttive, appropriandosene (olive di Gaeta, tanto per capirsi, ma anche altro, che risparmio per carità di patria) senza provare il minimo senso di vergogna. Quella "città storicamente più importante", in dieci secoli di dominazione si è sempre asserragliata dietro le sue possenti mura, lasciando tutto il comprensorio alla mercé di ogni invasore.
Quando questi, dopo aver depredato e distrutto, andava via, Gaeta usciva e esigeva le tasse.
Visto che hanno buttato - anche allegramente, direi - 25 milioni di euri per il ripristino della tratta Formia-Gaeta, prova a chiedere al sig, Raimondi una cifra analoga, oppure il ripristino del confine di Castellone alla Madonnella, non alla Canzatora, com´è attualmente.
Altrimenti, egregio Sindaco Forte, appena raggiunto il "piccolo gesto, ma in realtà mostrerebbe un senso di apertura, ecc.", il sig. Raimondi si porterà, in pompa magna, come si addice ai nobili, su Via Lungomare Giovanni Caboto - è scritto così, mica l´ho inventato io, scusate - in un punto che spazia sul panorama di Formia e, con fare da nobiluomo, qual è, a mo´ di ringraziamento ti mostrerà dove il nonno portava l´ombrello.
Distinti ossequi e buon lavoro.
Michele Maddalena




Fonte: MASTER

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