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LA DIVISIONE NON PORTA DANARO

01-06-2011 20:33 - ECONOMIA E SOCIETA´
SUD ITALIA

La divisione non porta denaro

Il Sole 24 Ore di lunedì 23 maggio ha presentato in un lungo articolo l´analisi che IFEL - ANCI (la fondazione ANCI sulla finanza locale) ha condotto sull´impiego dei fondi strutturali assegnati alle regioni del Mezzogiorno (Obiettivo Convergenza) e alle altre regioni italiane (Obiettivo Competitività), scoprendo, come già aveva anticipato il ministro dell´economia Giulio Tremonti, che le regioni del´Obiettivo Convergenza rischiano di perdere nel 2011 risorse comunitarie per 6 miliardi di euro per mancato utilizzo delle stesse.

Ora IFEL - ANCI, con la sua analisi, fornisce nel dettaglio il tipo di progetti (micro - progetti) il loro ammontare, i contenuti degli stessi ed i comuni (1300) delle regioni meridionali che ne hanno fatto richiesta. In sostanza, si tratta di un quadro dettagliato della frammentarietà di come vengono impiegate le risorse comunitarie da parte delle regioni dell´Obiettivo Convergenza, che disperdono in mille rivoli queste risorse, anziché concentrarle su grandi progetti finalizzati allo sviluppo ed alla crescita del Mezzogiorno d´Italia.

Questo argomento è stato già trattato negli articoli del 7 maggio "Confindustria e la questione del Mezzogiorno" e del 20 maggio 2011 "Molti dei fondi destinati al Mezzogiorno restano intatti senza che si realizzi alcun progetto", su questo giornale. Da questa analisi emerge che nelle regioni dell´Obiettivo Convergenza i pagamenti sono fermi al 9,6%, mentre nelle regioni Obiettivo Competitività la spesa raggiunge il 18,8%.

Il che significa che chi ha più necessità di spendere, a causa dei ritardi nello sviluppo, non spende, mentre nel centro - nord la spesa è sostenuta, e così si allarga la forbice tra Nord e Sud. Alla fine si scopre che con questa marea di miliardi le uniche "grandi opere" finanziate dall´U.

E. sono le metropolitane di Napoli e Palermo, e la ferrovia Roma - Viterbo, tutto il resto è "monnezza".
Il 43,5% sono micro - progetti, che interessano 1300 comuni, che non superano i 150.000 euro di valore, che non servono a nulla, perché privi di effettivo valore strategico, mentre le infrastrutture possono attendere.

A questo punto, dopo il nostro pressante invito, perché, in base al principio di sussidiarietà, il ministero competente si sostituisca alle regioni inefficienti, il ministero per i rapporti con le regioni ha messo in piedi il cosiddetto "potere sostitutivo", che sui fondi non utilizzati fa intervenire lo Stato in luogo delle regioni nella loro assegnazione.

Ciò al fine di non far scattare il "meccanismo della restituzione automatica" all´Unione. Così un "Comitato di Sorveglianza", istituito dal Ministero delle regioni, ha messo a punto un piano di monitoraggio che prevede due passaggi: entro il corrente mese di maggio devono risultare impegnate tutte le risorse programmate da due anni, ed entro il prossimo ottobre deve essere speso almeno il 70% del budget.

Le premesse di questo lavoro, che doveva iniziare molto tempo prima, non sono certamente incoraggianti, perché la rendicontazione delle risorse del FESR si deve occupare, come si sa, di 6 miliardi di euro e la loro spesa fra il 2007 e il 2010 è ferma al 2,8%, una percentuale ridicola, quando in Campania si dovevano spendere 1,2 miliardi di euro, in Sicilia 930 milioni, in Puglia 823 milioni, in Calabria 472 milioni, e in Basilicata 136, a cui debbono essere aggiunti circa 930 milioni del Fondo Sociale Europeo (FSE).

Solo un miracolo potrebbe salvare questa montagna di quattrini dalla restituzione all´U.E., quando il Sud ha fame di "grandi opere" autostradali e ferroviarie, e di iniziative industriali per l´occupazione soprattutto dei giovani senza lavoro. Il mancato utilizzo dei fondi del presente periodo di programmazione 2007 - 2013,
rischia di avere ripercussioni negative sulla assegnazione dei fondi del prossimo ciclo di programmazione 2014 - 2020.
È fin troppo chiaro che l´intervento di questi giorni dei Soloni della politica economica regionale è molto tardivo e rischia di non servire a nulla, per cui i 44,1 miliardi di euro del ciclo di programmazione attuale possono diventare l´ultima grande occasione perduta per lo sviluppo del Mezzogiorno d´Italia.

Dello stesso avviso è il Commissario europeo alle Politiche regionali, Johannes Hahn, il quale, avendo ricevuto il "Piano per il Sud", ha scritto una lettera indirizzata ai ministri Franco Frattini, Raffaele Fitto e Giulio Tremonti, rispettivamente responsabili dei Ministeri degli Esteri, dei Rapporti con le Regioni e della Coesione Territoriale, e dell´Economia, con la quale sottolinea che il piano "ha il grande merito di avere
riacceso l´attenzione sui gravi problemi irrisolti del Mezzogiorno", ma ha almeno due grossi limiti.

Il Commissario europeo individua tali limiti nel fatto che "non prevede l´assegnazione di risorse aggiuntive rispetto a quelle già destinate al Mezzogiorno" e si scontra con l´incapacità di attuare rapidamente piani e strategie che invece non mancano.
Il Commissario Hahn, conoscendo bene il problema, nella lettera evidenzia che "occorre individuare le cause dei tempi lunghi di realizzazione delle opere pubbliche e agire con coerenza e continuità per risolvere definitivamente un problema che si trascina da troppi anni" e per il quale esprime "preoccupazione" per gli interventi "in forte ritardo e che non dimostrano ancora di imboccare percorsi virtuosi".
È chiaro il riferimento ai POR di Campania, Calabria, Sicilia, Sardegna, Abruzzo e Lazio.
Come si vede la lettera del rappresentante dell´esecutivo europeo può essere considerata una sorta di "de profundis" alle speranze italiane di salvare i 6 miliardi di euro che ancora non sono stati spesi.
Fiorenzo Grollino


Fonte: MASTER

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