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Gli stati sono diventati tecnostrutture di potere nelle mani di lobbies aggressive, più o meno sofisticate.
30-03-2011 07:46 - Cultura
Sotto le macerie del muro prof. Alessandro Ceci Direttore Scientifico del "Campus degli Studi e delle Università di Pomezia" Docente di Filosofia Politica della "Libera Università del Mediterraneo - Jean Monnet" Accade, nei paesi arabi, come accadde nel 1918, che "i troni d´Europa cadevano l´uno sull´altro con spaventoso clamore". Come nell´Europa del 1918 prima e poi nell´Europa del 1989, ciò che determina la catena rotolante dei troni arabi è la mutazione del principio di legittimità nel sistema delle relazioni internazionali. I principi di legittimità del potere si sono rincorsi e sostituiti, nel mondo, uno dopo l´altro. La Società delle Nazioni assicurava il principio della Sicurezza di popoli e Stati. Hitler ha bruciato quel principio e tutta la sua legittimità sul corridoio di Danzica, mostrando al mondo come quella presunzione di sicurezza fosse una scusa banale per la propria violenta supremazia; come fosse in realtà il presupposto della insicurezza altrui. L´ONU rappresentava emblematicamente l´avvento del principio di legittimazione dell´equilibrio (balance of power) che, dopo Yalta, ha governato il mondo nell´epoca dei blocchi contrapposti e della più veloce accelerazione. Paradossalmente, sempre in Germania, con la caduta del Muro di Berlino è caduto il principio di legittimità dell´equilibrio internazionale. Da allora, nel mondo si è aperto un vuoto, uno squarcio che ha innalzato violentemente i conflitti intra ed interstatali, ha frammentato e disgregato Stato e Territorio, ha invertito il cleavage di separazione del mediterraneo: dalla verticale anticomunista alla orizzontale antislamica. Sono state assorbite dal buco nero della delegittimazione tutte le energie di regolamentazione delle politiche internazionali: e per tutte due, la polizia internazionale di Clinton e l´esportazione della democrazia di Bush. In realtà siamo ancora sotto le macerie del muro. Quelle macerie si chiamano vuoto di legittimità. A partire dal crollo del muro di Berlino siamo entrati tutti in quello stato di liminalità politica, fatto di terrore e solitudine, la dimensione della assenza di legittimità di ogni potere e finora non sapevamo come sarebbe andata a finire. Il vuoto di legittimità è una condizione politica paurosa. Come scrisse Guglielmo Ferrero: "Quando l´ornamento è brillante e l´essenza si riduce a un principio convenzionale arido e discutibile, vi è sempre pericolo che un popolo o un´epoca finiscano per confondere l´ornamento e la sostanza, e ne derivino gravi disordini". Il vuoto di legittimità lascia il mondo in confusione. Ciascuno cerca qualche certezza talvolta nefasta. Sia la polizia internazionale, sia la democrazia da esportazione sono state due espressioni dell´ignoranza: nessuno è riuscito a capire il vuoto di potere dopo il crollo del principio di legittimità dell´equilibrio sotto le macerie del muro. Qualcuno in preda a categorie interpretative arrugginite estende questa confusione ai rivoltosi arabi e ai comici gesti dei tiranni in crisi. Si sentono spericolate, se non addirittura inutili disquisizioni sulla natura laica o fondamentalista dei movimenti in subbuglio. Io credo, invece, che l´effetto domino degli Stati arabi sia una occasione per scoprire una tendenza molto precisa del destino del sistema delle relazioni internazionali. Finalmente una logica, sebbene non lineare, almeno coerente contro l´insignificanza di interpretazioni teologiche anche occidentali. Ciò che sta avvenendo nel sud del mediterraneo disegna una forma, una morfologia politica del mondo futuro. Sotto le macerie del muro sono finite tutte le sovranità. Gli stati sono diventati tecnostrutture di potere nelle mani di lobbies aggressive, più o meno sofisticate. Tutti i fenomeni a cui abbiamo assistito, dalla distruzione delle Twin Towers a Beslan, dalla frantumazione dei sistemi integrati di alleanze al dominio videopolitico delle relazioni sociali, hanno seppellito la sovranità degli Stati sotto una miriade di macerie e sprofondato il principio di legittimità del potere dentro il vuoto polveroso di micro violenza nelle relazioni globali. L´espressione più emblematica della caduta del principio di legittimità è la morte indifferente e ostentata diffusa dagli uomini bomba. La previsione di Ferrero avviene nell´area araba: "tutte le sovranità sono belve pericolose, pronte a sbranare quando si sanno o si credono minacciate". Ma dietro la famelica voracità di vite delle sovranità contese e contestate si vede la nuova morfologia politica del mondo, la sostituzione del principio di legittimità nelle relazioni internazionali: non più la sicurezza, non più l´equilibrio, ma l´egemonia, forse la stessa di gramsciana memoria. Di fronte alla egemonia culturale della nazionalità, gli Stati sono diventati totalmente obsoleti, organizzazioni insignificanti, funzionali ai gruppi di potere emergenti e/o conservatori totalmente sconnessi dal network sociale dei popoli. Gli Stati sono: o strumenti tecnocratici per l´affermazione di alcune supremazie senza sovranità delle lobbies finanziarie; o strumenti di repressione teocratica di aristocrazie fondamentaliste. Ciò che sta avvenendo nella geopolitica del mondo è l´esordio del principio di legittimazione della egemonia che troppo spesso scade in supremazia. La morfologia è quella di nazionalità distese su piattaforme continentali, indipendentemente dalle organizzazioni statali in cui sono suddivise per il potere e l´amministrazione. Grandi piattaforme territoriali di nazionalità che assorbono gli Stati e i loro insignificanti e incontinenti confini; piattaforme di nazionalità egemoniche in grado di autogestire la propria propensione al consumo, il presupposto moderno di ogni ricchezza e di ogni democrazia. Alcune sono già visibili, come quella Nord Atlantica che va dagli USA alla Russia o quella Cinese che domina una parte fondamentale del Sud Est Asiatico tra l´oceano Pacifico e quello Indiano. Altre sono in formazione, come appunto quella araba, quella sudamericana e quella indiana. Altre si formeranno, come quella sudafricana e quella australiana. Insomma, un certo numero di nazionalità egemoniche e spesso sovrapponenti, essenzialmente distese su piattaforme continentali trasversali e integrate da sistemi di comunicazione multimediale. Cibernetica e territorio. Cibernetica sul territorio. Cibernetica del territorio. E tutte queste spinte virulente che tentano di uscire dalle macerie del muro, sostituiranno le strutture organizzative dei governi del mondo con politiche di governance. Gli unici troni che resistono sono proprio quelli che si piegano alla governarce e abbandonano la rigidità formale dei governi. Si affermerà la egemonia nazionale cognitiva e culturale come nuovo principio di legittimità come "giustificazioni del potere, cioè diritto di comandare; perchè fra tutte le ineguaglianze umane nessuna ha conseguenze tanto importanti e perciò tanto bisogno di giustificarsi, come l´ineguaglianza derivante dal potere".