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ABBIAMO PERSO LA BUSSOLA

13-06-2011 20:57 - ECONOMIA E SOCIETA´
Adesso l´Italia vieta i pesticidi sulle pannocchie Ed è costretta a comprarle dai Paesi che li usano.

Secondo uno studio Nomisma, eravamo i maggiori produttori di mais d´Europa ma il divieto di usare alcuni pesticidi ci costringe a comprarlo dai Paesi che li impiegano. Si ripete lo schema dell´elettricità "atomica" acquistata dalla Francia.

Vietiamo il nucleare e importiamo energia dalla Francia nuclearizzata.

Vietiamo gli Ogm e importiamo soia transgenica a tutto spiano.

E sentite un po´ l´ultima: Vietiamo i pesticidi che ammazzano la bestia nera del mais, ma apriamo le porte a quello coltivato con ogni genere di insetticida.

MAMMA MIA, MA DOVE MI HAI FATTO NASCERE? IN CHE PAESE DI IPOCRITI VIVIAMO!!

Il cugino di un nostro collaboratore, lavora come tecnico c/o l´enel in una centrale che produce energia nucleare "pulitissima" (provocatoriamente)
a 50 mt. dai confini nazionali.... In Slovenia.

Ecco la mappa dei siti nucleari nella civile Europa.. governata dai "rossi"

CHE IN ITALIA, SI SONO SBIANCATI A BENEFICIO DEI VERDI, CHE LOTTANO
FRA LORO E LE LORO STESSE IDEE, A TAL PUNTO CHE NON SANNO PIU´
COSA DIRE. PERO´, NEL 2022 LA GERMANIA LE DISMETTE TUTTE!!!!
SARA´ VERO??? ..........mahhhh!!


QUESTE SONO LE CONTRADDIZIONI DEI NOSTRI AMICI PIAZZISTI!!
STESSA COSA, SUCCEDE CON L´AGRICOLTURA
E CON QUALSIASI ARGOMENTO DI LORO INTERESSE.
SARA´ ANCHE QUESTA UNA STRUMENTALIZZAZIONE?
E´ LA POCA CONOSCENZA OLTRE ALLA POCA VOGLIA DI LAVORARE,
VISTO GLI ATTEGGIAMENTI??
SPERIAMO DI NO!!

Enza Cusmai scrive che:

Proprio così, quella del mais è l´ultima contraddizione del nostro Paese.
Rivelata da uno studio Nomisma che lancia un allarme: l´Italia, grande produttore di mais, ha perso il primato mondiale.
Nella classifica è scesa dal primo al quarto posto dopo Spagna, Usa e Francia. Negli ultimi cinque anni il calo della produzione è stato del 19% e la domanda è rimasta invariata.
La perdita economica oscilla dai 150 ai 200 milioni di euro all´anno, cioè circa un miliardo di euro in totale.
Le cause di questo tracollo sono diverse, ma ci ha messo lo zampino pure l´abolizione, per decreto, dell´utilizzo di un pesticida (neonicotinoide) che ammazza una bestiaccia cattiva (diabrotica) ma danneggia irreparabilmente le api. E così dobbiamo importare il 21% del mais dall´estero. I paesi più appetibili in fatto di prezzi sono l´Ungheria e la Romania.
Che utilizzano anche gli insetticidi neurotossici, killer delle api.
Questa è coerenza, verrebbe da chiedersi? No, ovviamente. Se lo fossimo, dovremmo escludere questi paesi dalla nostra lista di importatori preferenziali.
Ma il mercato è mercato, signori. E così una scelta va fatta.
Meglio sarebbe salvare capra e cavoli, cioè il mais e le api. Si può fare? Qualcuno giura di sì.
Come l´agronomo Amedeo Reyneri, docente all´Università di Torino, che ha contribuito assieme ai ricercatori del centro studi Nomisma alla ricerca sul mais e le prospettive di crescita del settore commissionata da alcune aziende di Agrofarma (Federchimica). «Con l´uso dei neonicotinoidi si recupererebbe tra il 4 e il 6% della produzione nazionale. E questo è stato provato da un esperimento effettuato su 120 campi».
E come la mettiamo con la moria delle api? «Bisogna utilizzare adesivanti migliori al seme e modificare le macchine agricole in modo da non disperdere le polveri nell´aria. In Francia molto è stato fatto e le api non muoiono più».
Allora è tutto semplice, verrebbe da dire. Non proprio, perché questo decreto viene giudicato una vera «tagliola» che non permette di fare sperimentazioni a largo spettro.
«Nessuno vuole ammazzare le api - precisa l´agronomo - ma serve un approccio pragmatico e in Italia non si può fare
ricerca su almeno mille ettari per effettuare verifiche di campo».
Insomma, salvare capra e cavoli si potrebbe, anche se non tutti sono d´accordo.
Gli esperti di api per esempio.
«In Francia la cosa funziona perché non hanno alberi in fiore ma solo coltura intensiva di mais - spiega Vincenzo Girolamo, ordinario di entomologia dell´Università di Padova - la monocultura non attira le api». Ma l´esperto non boccia gli insetticidi, anzi.
«I neonicotinoidi sono stupendi ma devono essere usati razionalmente, dove servono. E per il mais in passato se n´è fatto un uso esagerato.
Cioè le api muoiono ma nonostante questi insetticidi il mais non produce di più. In ogni caso, sono d´accordo sulla sperimentazione.
Va fatta e sono sicuro che in futuro si riuscirà a trovare un sistema per abbattere le polveri». Lorenzo Furlan, dirigente di Venetoagricoltura, è più categorico.
«Questi concianti sono giudicati indispensabili contro la diabrotica - spiega - ma in realtà, secondo un monitoraggio, i danni provocati da questo parassita americano sono insignificanti.
Insomma, c´è una lotta sproporzionata in atto soprattutto perché molti gestiscono i campi come delle fabbriche».
Per Furlan, dunque, si può fare a meno del pesticida.
La pensano allo stesso modo gli apicoltori che dopo lo stop all´insetticida incriminato hanno visto rifiorire gli alveari. «Il risultato è stato al di sopra delle aspettative: nel 2008 ci sono stati 185 casi di moria, dopo la sospensione solo tre - precisa Francesco Panella della Unaapi -. Il 2010 invece è stata un´annata meravigliosa per le nostre amiche api».
Formia lì 13-06-2011


Fonte: MASTER

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