Adesso l´Italia vieta i pesticidi sulle pannocchie Ed è costretta a comprarle dai Paesi che li usano.
Secondo uno studio Nomisma, eravamo i maggiori produttori di mais d´Europa ma il divieto di usare alcuni pesticidi ci costringe a comprarlo dai Paesi che li impiegano. Si ripete lo schema dell´elettricità "atomica" acquistata dalla Francia.
Vietiamo il nucleare e importiamo energia dalla Francia nuclearizzata.
Vietiamo gli Ogm e importiamo soia transgenica a tutto spiano.
E sentite un po´ l´ultima: Vietiamo i pesticidi che ammazzano la bestia nera del mais, ma apriamo le porte a quello coltivato con ogni genere di insetticida.
MAMMA MIA, MA DOVE MI HAI FATTO NASCERE? IN CHE PAESE DI IPOCRITI VIVIAMO!!
Il cugino di un nostro collaboratore, lavora come tecnico c/o l´enel in una centrale che produce energia nucleare "pulitissima" (provocatoriamente) a 50 mt. dai confini nazionali.... In Slovenia.
Ecco la mappa dei siti nucleari nella civile Europa.. governata dai "rossi"
CHE IN ITALIA, SI SONO SBIANCATI A BENEFICIO DEI VERDI, CHE LOTTANO FRA LORO E LE LORO STESSE IDEE, A TAL PUNTO CHE NON SANNO PIU´ COSA DIRE. PERO´, NEL 2022 LA GERMANIA LE DISMETTE TUTTE!!!! SARA´ VERO??? ..........mahhhh!!
QUESTE SONO LE CONTRADDIZIONI DEI NOSTRI AMICI PIAZZISTI!! STESSA COSA, SUCCEDE CON L´AGRICOLTURA E CON QUALSIASI ARGOMENTO DI LORO INTERESSE. SARA´ ANCHE QUESTA UNA STRUMENTALIZZAZIONE? E´ LA POCA CONOSCENZA OLTRE ALLA POCA VOGLIA DI LAVORARE, VISTO GLI ATTEGGIAMENTI?? SPERIAMO DI NO!!
Enza Cusmai scrive che:
Proprio così, quella del mais è l´ultima contraddizione del nostro Paese. Rivelata da uno studio Nomisma che lancia un allarme: l´Italia, grande produttore di mais, ha perso il primato mondiale. Nella classifica è scesa dal primo al quarto posto dopo Spagna, Usa e Francia. Negli ultimi cinque anni il calo della produzione è stato del 19% e la domanda è rimasta invariata. La perdita economica oscilla dai 150 ai 200 milioni di euro all´anno, cioè circa un miliardo di euro in totale. Le cause di questo tracollo sono diverse, ma ci ha messo lo zampino pure l´abolizione, per decreto, dell´utilizzo di un pesticida (neonicotinoide) che ammazza una bestiaccia cattiva (diabrotica) ma danneggia irreparabilmente le api. E così dobbiamo importare il 21% del mais dall´estero. I paesi più appetibili in fatto di prezzi sono l´Ungheria e la Romania. Che utilizzano anche gli insetticidi neurotossici, killer delle api. Questa è coerenza, verrebbe da chiedersi? No, ovviamente. Se lo fossimo, dovremmo escludere questi paesi dalla nostra lista di importatori preferenziali. Ma il mercato è mercato, signori. E così una scelta va fatta. Meglio sarebbe salvare capra e cavoli, cioè il mais e le api. Si può fare? Qualcuno giura di sì. Come l´agronomo Amedeo Reyneri, docente all´Università di Torino, che ha contribuito assieme ai ricercatori del centro studi Nomisma alla ricerca sul mais e le prospettive di crescita del settore commissionata da alcune aziende di Agrofarma (Federchimica). «Con l´uso dei neonicotinoidi si recupererebbe tra il 4 e il 6% della produzione nazionale. E questo è stato provato da un esperimento effettuato su 120 campi». E come la mettiamo con la moria delle api? «Bisogna utilizzare adesivanti migliori al seme e modificare le macchine agricole in modo da non disperdere le polveri nell´aria. In Francia molto è stato fatto e le api non muoiono più». Allora è tutto semplice, verrebbe da dire. Non proprio, perché questo decreto viene giudicato una vera «tagliola» che non permette di fare sperimentazioni a largo spettro. «Nessuno vuole ammazzare le api - precisa l´agronomo - ma serve un approccio pragmatico e in Italia non si può fare ricerca su almeno mille ettari per effettuare verifiche di campo». Insomma, salvare capra e cavoli si potrebbe, anche se non tutti sono d´accordo. Gli esperti di api per esempio. «In Francia la cosa funziona perché non hanno alberi in fiore ma solo coltura intensiva di mais - spiega Vincenzo Girolamo, ordinario di entomologia dell´Università di Padova - la monocultura non attira le api». Ma l´esperto non boccia gli insetticidi, anzi. «I neonicotinoidi sono stupendi ma devono essere usati razionalmente, dove servono. E per il mais in passato se n´è fatto un uso esagerato. Cioè le api muoiono ma nonostante questi insetticidi il mais non produce di più. In ogni caso, sono d´accordo sulla sperimentazione. Va fatta e sono sicuro che in futuro si riuscirà a trovare un sistema per abbattere le polveri». Lorenzo Furlan, dirigente di Venetoagricoltura, è più categorico. «Questi concianti sono giudicati indispensabili contro la diabrotica - spiega - ma in realtà, secondo un monitoraggio, i danni provocati da questo parassita americano sono insignificanti. Insomma, c´è una lotta sproporzionata in atto soprattutto perché molti gestiscono i campi come delle fabbriche». Per Furlan, dunque, si può fare a meno del pesticida. La pensano allo stesso modo gli apicoltori che dopo lo stop all´insetticida incriminato hanno visto rifiorire gli alveari. «Il risultato è stato al di sopra delle aspettative: nel 2008 ci sono stati 185 casi di moria, dopo la sospensione solo tre - precisa Francesco Panella della Unaapi -. Il 2010 invece è stata un´annata meravigliosa per le nostre amiche api». Formia lì 13-06-2011